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Il quarto quadro di Achille Lauro: mi sento sposata

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Sì, lo so: ieri avevo scritto che il quadro della terza serata di Achille Lauro era il migliore fino a ieri. Ma, con l’esibizione di ieri, si è superato. Già vedo i boomer prendermi in giro, chiamarmi stupida e tutti i modi irrispettosi con cui non riescono a non esprimersi, ma lo dico: ieri Achille Lauro è stato arte, poesia, è stato uno schiaffo in faccia, è stato l’inno del me ne frego.

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Fonte: twitter

Il punk rock, questo è il genere che Achille Lauro, colui che porta sulle spalle tutto il festival del 2021, ha scelto come suo quarto e penultimo quadro. L’esibizione è stata amata e giudicata, in particolare per il suo bacio in diretta con Boss Doms (doppio bacio, in realtà). Chissà se chi si indigna per il bacio fra due uomini si è indignato anche per il bacio fra Madonna e Britney Spears nel 2003. Poi, vabbè, c’è chi lo deve per forza sminuire perché c’è chi lo ha fatto prima di lui. Qualcuno direbbe: e ‘sti…? Insomma, avete capito.

Ma noi non siamo qui per dare attenzione a chi proprio non riesce a godersi un momento (sia chiaro: finché si giudica con critiche costruttive, va benissimo. Non andiamo contro chi riesce a esprimere la propria opinione nel rispetto di tutti. Ma vedere commenti come “fro*io” et similia, non è una critica, non è un’opinione), ma parliamo di Achille Lauro e della sua penultima esibizione che, se vi siete persi, potete trovare qui.

Achille Lauro: il penultimo quadro

«Sono il Punk Rock. Icona della scorrettezza. Purezza dell’anticonformismo. Politicamente inadeguato. Cultura giovanile. San Francesco che si spoglia dai beni, Elisabetta Tudor che muore per il popolo. Giovanna D’Arco che va al rogo. Prometeo che ruba il fuoco agli dèi. Sono un bambino con la cresta, un uomo con le calze a rete, una donna che si lava dal perbenismo e si sporca di libertà. Sono l’estetica del rifiuto, il rifiuto dell’appartenenza ad ogni ideologia. Sono Morgana che tua madre disapprova. Contro l’omologazione del “si è sempre fatto così”. Sono Marilù. Dio benedica chi se ne frega.»

Questa è la descrizione che Achille Lauro ha lasciato su Instagram. Per chi ha seguito il Sanremo dello scorso anno, a cui lui ha partecipato, ha anche riconosciuto le citazioni ai costumi che ha indossato nelle quattro serate. All’inizio dell’esibizione c’è stata anche una citazione a un quadro, alla Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix.

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Fonte: twitter

E così, con le note dell’inno d’Italia in versione più rock e la bandiera con i nostri colori, ha cominciato la sua discesa dalle scale tanto temute dell’Ariston. Finché non si è fermato, ha posato la bandiera per terra e poi è comparso Boss Doms con un velo che gli copriva il volto. Così insieme, a braccetto, hanno finito di scendere. Poi Achille Lauro ha sollevato il suo velo e lo ha baciato. Ed è qui, proprio in quell’esatto momento, che abbiamo visto tutti i boomer omofobi indignarsi come non avevano mai fatto. Ma Achille Lauro ha comunque continuato la sua esibizione.

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Fonte: twitter

Ieri ha cantato Me ne frego e Rolls Royce, le due canzoni con cui ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2020 e nel 2019. Insieme a lui, però, c’è un feat inaspettato. Oltre alla strepitosa band, tutti vestiti in bianco, c’è anche Fiorello che, invece, indossava un abito nero e una corona di spine. Con lui, Achille Lauro ha duettato Rolls Royce. Alla fine poi Fiorello ha fatto uno dei suoi sketch, infatti si è fatto portare via come se fosse una statua.

L’esibizione è stata molto caotica, di sicuro non adatta a Sanremo. Tuttavia, come Achille Lauro ha scritto sul suo post su Instagram, lui ieri era il Punk Rock, «Contro l’omologazione del “si è sempre fatto così”». Perché Sanremo è il Festival della musica italiana, ma non è detto che la musica non cambi con il tempo e, soprattutto, che ci sia una musica giusta e una musica sbagliata.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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