Marcello Pacifico sulla Dad a maggio 2026: cosa ha detto e perché si parla di crisi energetica
Negli ultimi giorni il nome di Marcello Pacifico è tornato al centro del dibattito sulla scuola italiana, soprattutto in relazione alla possibile introduzione della didattica a distanza nel mese di maggio 2026. Le sue dichiarazioni, rilanciate da diversi media, hanno generato preoccupazione tra studenti, famiglie e insegnanti, riportando alla memoria uno dei periodi più difficili vissuti durante la pandemia. Tuttavia, per comprendere davvero la situazione, è necessario distinguere tra allarme, ipotesi e proposta concreta, perché il messaggio del presidente di ANIEF è stato spesso semplificato o interpretato in modo parziale.
Alla base delle dichiarazioni di Marcello Pacifico c’è infatti un contesto ben preciso: la crescente crisi energetica internazionale, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei costi dei carburanti. Secondo il sindacalista, questo scenario potrebbe avere ripercussioni dirette anche sul sistema scolastico italiano, soprattutto in termini di costi di gestione e organizzazione. In particolare, ha sottolineato come un eventuale peggioramento della situazione potrebbe portare il Governo a valutare misure straordinarie, tra cui il ritorno alla didattica a distanza, non come scelta educativa ma come conseguenza di politiche di risparmio energetico e razionalizzazione delle risorse.
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ToggleMarcello Pacifico: “La Dad non è una proposta, ma un rischio”
Uno degli aspetti più importanti delle recenti dichiarazioni di Marcello Pacifico riguarda proprio la natura delle sue parole. Il presidente di ANIEF ha chiarito più volte che non si tratta di una proposta concreta da attuare, ma piuttosto di un’ipotesi legata a scenari estremi. In altre parole, il ritorno della didattica a distanza non è qualcosa che il sindacato auspica, ma una possibilità che potrebbe emergere nel caso in cui la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente.

Pacifico ha infatti spiegato che la scuola dovrebbe essere “l’ultima a chiudere”, ribadendo come la presenza in aula resti una priorità assoluta. Tuttavia, ha anche sottolineato che sarebbe “ipocrita” ignorare i segnali di una crisi che potrebbe avere effetti concreti su tutta la pubblica amministrazione. In uno scenario in cui lo smart working venisse esteso ai dipendenti pubblici per ridurre consumi e costi, anche il mondo della scuola potrebbe essere coinvolto, almeno in parte, con attività come riunioni o lavoro amministrativo svolte a distanza.
Questo chiarimento è fondamentale per comprendere il senso delle sue dichiarazioni: non si tratta di voler riportare la Dad come modello educativo, ma di evidenziare un rischio sistemico legato alla situazione economica ed energetica globale. Durante un talk con La Tecnica della Scuola Marcello Pacifico ha in più affermato: «Voglio chiarire un equivoco che si è creato: noi abbiamo fatto una denuncia, non una richiesta o un avvertimento. Abbiamo detto ‘Stiamo attenti’. Quando si parla di crisi energetica bisogna prestare attenzione perché in molti paesi del mondo si stanno già introducendo restrizioni sulla circolazione o sull’utilizzo dei mezzi; altrove alcune università hanno chiuso per spostare le lezioni a distanza».
L’ipotesi Dad a maggio 2026 e il dibattito pubblico
Il riferimento al mese di maggio 2026 ha contribuito ad amplificare il dibattito mediatico. Marcello Pacifico ha infatti ipotizzato che, qualora venissero introdotte misure di risparmio energetico su larga scala, come la riduzione dei consumi di luce, gas e carburante, la didattica a distanza potrebbe diventare una soluzione temporanea per l’ultimo periodo dell’anno scolastico.
Questa ipotesi si inserisce in un quadro più ampio che riguarda non solo la scuola, ma l’intero funzionamento del Paese. L’aumento dei costi energetici, infatti, potrebbe incidere su trasporti (pensiamo ad esempio agli aerei), riscaldamento degli edifici e organizzazione del lavoro, rendendo necessario un ripensamento temporaneo di alcune attività. In questo contesto, la scuola non sarebbe un’eccezione, ma parte di un sistema più ampio chiamato a adattarsi a una situazione di emergenza.

Va però sottolineato che, almeno per il momento, si tratta solo di uno scenario teorico. Dalle istituzioni non è arrivata alcuna conferma in questa direzione, e l’ipotesi della Dad nel finale dell’anno scolastico resta una possibilità remota, legata esclusivamente a un eventuale peggioramento della crisi. Anche Marcello Pacifico sottolinea:
Abbiamo avvertito che se questa crisi portasse alle estreme conseguenze lo smart working per i dipendenti pubblici, si potrebbe rischiare il ritorno a una DAD che nessuno vuole. Parlo a nome degli insegnanti e del personale scolastico: la DAD è un brutto ricordo. Abbiamo provato a farla, ma l’importanza della lezione in presenza è fondamentale. Abbiamo ribadito che la scuola deve essere l’ultima a chiudere, esattamente come la sanità e gli ospedali. Ha fatto bene il ministro Valditara a ricordare che in questo momento di DAD non si può e non si deve parlare.
Marcello Pacifico
Il vero messaggio di Marcello Pacifico
Al di là dei titoli e delle polemiche, il messaggio di Marcello Pacifico appare più articolato e meno allarmistico di quanto possa sembrare. Il sindacalista ha voluto accendere un faro su una problematica reale, invitando a non sottovalutare le possibili conseguenze della crisi energetica sul sistema scolastico e sul lavoro pubblico in generale. Allo stesso tempo, ha ribadito che la didattica a distanza rappresenta una soluzione emergenziale, da utilizzare solo in casi estremi e non certo da riproporre come modello ordinario. L’esperienza degli anni passati ha lasciato un segno profondo nella scuola italiana, e proprio per questo l’idea di un ritorno alla Dad suscita ancora oggi reazioni forti e contrastanti.
Un ritorno alla DAD a maggio sarebbe uno scenario terribile. Si tratta di un periodo breve ma cruciale a livello emotivo e didattico. Maggio è il mese delle interrogazioni finali, degli scrutini e della preparazione per oltre 500.000 studenti che affronteranno gli esami di Stato. Dobbiamo risolvere questa crisi con la diplomazia e l’uso di fonti energetiche alternative, anziché ricorrere a misure estreme. I dati confermano che l’apprendimento ha successo soprattutto con la didattica in presenza. Sebbene nelle università la modalità online sia stata utilizzata, per il segmento scolastico fino ai 18 anni la DAD è stata solo una scommessa forzata dovuta al lockdown, in assenza di alternative.
Marcello Pacifico
In questo senso, le dichiarazioni di Pacifico vanno lette come un invito alla prudenza e alla programmazione, più che come una richiesta concreta di cambiamento. Prepararsi a scenari difficili, secondo il presidente di ANIEF, significa evitare di farsi trovare impreparati, senza però rinunciare alla centralità della scuola in presenza. Il dibattito nato attorno alle parole di Marcello Pacifico dimostra quanto il tema della didattica a distanza sia ancora sensibile in Italia. La possibilità di un ritorno alla Dad, anche solo come ipotesi, è sufficiente a riaccendere timori e discussioni, soprattutto tra chi ha vissuto in prima persona gli effetti della pandemia.

Tuttavia, analizzando nel dettaglio le sue dichiarazioni, emerge un quadro più equilibrato: non una proposta, ma un avvertimento; non una scelta, ma una possibile conseguenza di una crisi più ampia. In questo contesto, il vero nodo resta l’evoluzione della situazione energetica e le eventuali misure che verranno adottate nei prossimi mesi. Durante il talk, ha anche approfittato per parlare di una battaglia di Anief: «Non dobbiamo aspettare le crisi energetiche per fare questi conti: è inaccettabile che un insegnante o un collaboratore scolastico debba spendere tra un quarto e un quinto dello stipendio solo in benzina per raggiungere il posto di lavoro».
Ricordo quando io stesso ero precario e lavoravo fuori sede: dividevamo la macchina in cinque per risparmiare, perché non potevamo permetterci di lasciare l’intero stipendio nel serbatoio per percorrere 150 km al giorno. Nel contratto dei metalmeccanici è prevista una diaria per chi lavora lontano da casa; nella scuola invece, nonostante l’alto numero di precari e pendolari che si spostano dal Sud al Nord, non c’è ancora una misura strutturale. Servono risorse ad hoc dal Ministero dell’Economia per garantire un’indennità di sede. Ad oggi abbiamo ottenuto solo piccoli risultati, come l’indennità per le piccole isole o agevolazioni per le zone montane, ma si tratta di azioni episodiche che andrebbero inserite in una regia complessiva di welfare contrattuale.
Marcello Pacifico
Come prepararsi: strumenti utili per la didattica a distanza
Nel caso in cui la didattica a distanza dovesse essere reintrodotta, anche solo per un periodo limitato, diventa fondamentale arrivare preparati dal punto di vista tecnologico. Una buona connessione internet rappresenta la base indispensabile, ma è altrettanto importante disporre di strumenti adeguati come cuffie con microfono, webcam di qualità e dispositivi performanti come laptop o tablet. Questi strumenti possono fare la differenza nella qualità dell’esperienza didattica, rendendo le lezioni online più efficaci e meno stressanti sia per gli studenti che per gli insegnanti.
Per ora, in ogni caso, nessun ritorno imminente alla didattica a distanza, ma solo la consapevolezza che il sistema scolastico, come molti altri settori, potrebbe essere chiamato ad adattarsi a scenari complessi. E proprio qui si inserisce il ruolo di Marcello Pacifico: quello di sollevare il problema prima che diventi emergenza.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






