Francesca Bridgerton: trama del suo libro e il tema (controverso) dell’infertilità

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Se pensi che le storie dei Bridgerton siano tutte simili tra loro, quello dedicato a Francesca Bridgerton potrebbe sorprenderti parecchio. Il romanzo Amare un libertino è infatti molto diverso dagli altri: meno leggero, meno ironico e decisamente più emotivo. Non si tratta di un amore che nasce piano piano tra battute e incomprensioni o di un amore a prima vista, ma di una storia che parte già da una perdita, e che si costruisce su qualcosa di molto più complicato del semplice “si incontrano e si innamorano”.

Francesca è sempre stata un personaggio un po’ ai margini, anche nella serie tv, ma il suo libro è uno di quelli che resta di più, proprio perché affronta emozioni più adulte e meno romantiche nel senso classico del termine.

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Ovviamente, da questo momento in poi, troverete spoiler sulla stagione di Francesca e sul libro “Amare un libertino

Una storia che non inizia con un incontro, ma con un matrimonio

A differenza di tutte le altre protagoniste della saga, Francesca non inizia la sua storia da single. Quando il romanzo prende il via, è già sposata con John Stirling, conte di Kilmartin, e vive con lui una relazione stabile, serena e profondamente affettuosa. Non è un amore travolgente come quello di Daphne e Simon, né complicato come altri, ma è reale: fatto di abitudini, complicità e rispetto reciproco. Una dinamica che in realtà abbiamo visto anche nella stagione dedicata a Colin Bridgerton, dove non si sposa solo lui ma anche la stessa Francesca.

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È proprio questa dinamica che rende tutto più doloroso quando John muore improvvisamente. Non c’è tempo per prepararsi, non c’è una lunga malattia, non c’è un addio: Francesca Bridgerton si ritrova da un giorno all’altro vedova, in una condizione che la lascia completamente disorientata. Questo evento cambia completamente il tono del romanzo, che da quel momento in poi diventa una storia sul lutto prima ancora che sull’amore.

Michael Stirling: l’amore sbagliato nel momento sbagliato

Il vero protagonista maschile della storia è Michael Stirling, cugino di John. Ed è qui che la situazione si complica davvero, perché Michael è innamorato di Francesca da anni, praticamente dal primo momento in cui l’ha vista. Solo che non ha mai potuto fare nulla al riguardo, perché lei ha sposato suo cugino, e non un cugino qualsiasi, ma la persona a cui lui era più legato al mondo.

Quando John muore, Michael eredita il titolo… e anche tutto il peso emotivo della situazione. Non solo deve elaborare il lutto per la perdita del cugino, ma si ritrova improvvisamente vicino alla donna che ha sempre amato, in una posizione che lo fa sentire terribilmente in colpa. Il risultato? Scappa. Letteralmente. Per anni si allontana, viaggia, cerca di dimenticare Francesca e di reprimere i suoi sentimenti. Ma quando torna, ovviamente, nulla è cambiato davvero. E soprattutto, Francesca non è più la stessa donna.

Questo ci fa anche pensare sul perché i registi di Bridgerton abbiano deciso di rimandare la storia di Eloise Bridgerton (qui trovate anche di cosa parla il suo libro e la sua storia) per raccontare quella di Francesca, considerando che lei nei libri ci mette ben quattro anni per riprendersi e uscire dal lutto.

Francesca Bridgerton dopo il lutto: andare avanti non è così semplice

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio il modo in cui Francesca affronta il dolore. Non è una protagonista impulsiva o drammatica: è razionale, controllata, e cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita in modo quasi pratico. Decide persino di considerare un secondo matrimonio, non tanto per amore, ma per costruire un futuro stabile e soprattutto per avere dei figli, che desidera davvero molto (nel momento in cui John è morto, era incinta, ma ha subito un aborto spontaneo).

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Quando Michael torna, quindi, il loro rapporto si sviluppa in modo lento, pieno di tensione e di non detti. Francesca è combattuta tra il rispetto per il marito defunto e ciò che inizia a provare per Michael, mentre lui è bloccato dal senso di colpa e dalla paura di essere visto come un sostituto. Il loro non è un amore semplice, né immediato (almeno, quello di Francesca): è fatto di esitazioni, desiderio represso e momenti in cui entrambi devono fare i conti con ciò che provano davvero. Ed è proprio questo che rende la loro storia una delle più intense dell’intera saga.

Se gli altri libri dei Bridgerton raccontano spesso l’innamoramento, quello di Francesca parla di qualcosa che viene dopo: cosa succede quando hai già amato qualcuno, lo hai perso, e devi decidere se sei in grado di farlo di nuovo.

Non c’è la leggerezza tipica degli altri romanzi, e anche la passione, che qui è molto più esplicita, è sempre accompagnata da un peso emotivo forte. Francesca Bridgerton non si lascia andare facilmente, e Michael non si sente mai davvero “nel giusto”. Questo rende la loro relazione più realistica, ma anche più difficile da leggere, perché non offre mai una via semplice.

Il tema dell’infertilità (e perché ha fatto discutere così tanto)

Sin dall’inizio, da quando Francesca non riesce a rimanere incinta e quando rimane incinta subisce un aborto spontaneo, il tema dell’infertilità resta ricorrente. Francesca desidera avere figli, ma si trova davanti a difficoltà che mettono in crisi questo progetto, aggiungendo un ulteriore livello di fragilità alla sua relazione con Michael.

La cosa interessante è che Julia Quinn inizialmente aveva scelto di non darle figli. Una decisione piuttosto coraggiosa, soprattutto per un romance storico, dove il lieto fine coincide quasi sempre con matrimonio e maternità. In questo caso, invece, la storia funzionava anche senza: il punto non era “avere tutto”, ma riuscire ad amare di nuovo dopo una perdita. Solo successivamente, con i cosiddetti secondi epiloghi, l’autrice ha deciso di dare a Francesca due figli, anche in risposta alle richieste insistenti dei lettori, che volevano un finale più tradizionale.

Questa scelta è tornata al centro delle discussioni con l’adattamento di Bridgerton, soprattutto dopo la decisione di trasformare Michael in Michaela. Molti fan si sono lamentati, sostenendo che così Francesca non potrebbe avere figli biologici (ciò non toglie comunque che possa desiderarli, come qualsiasi donna in una relazione con un’altra donna, o con un uomo sterile, o in nessuna relazione), e che questo cambierebbe troppo la sua storia. Ma il punto è proprio questo: nella versione originale, Francesca non aveva figli. È stata una modifica successiva, non l’idea iniziale dell’autrice.

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E questo apre una riflessione interessante su quanto il pubblico sia ancora legato a un certo tipo di lieto fine. La storia di Francesca Bridgerton, nella sua forma originale, dimostra che una relazione può essere completa anche senza maternità, e che il vero cuore del romanzo non è avere figli, ma riuscire a ricominciare dopo aver perso tutto.

Ed è forse proprio questo che rende il suo libro uno dei più moderni, e anche uno dei più discussi, dell’intera saga.

Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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