Roma Pride, Michielin, Levante e Vicario contro Vannacci: “Parole violente e lontane dalla realtà”
Si è svolto ieri a Roma il Pride 2026, che ha portato nelle strade della Capitale migliaia di persone per celebrare i diritti della comunità LGBTQIA+ e rilanciare il messaggio di inclusione scelto per questa edizione: “La Repubblica è di chi la abita”. Tra le protagoniste della manifestazione c’erano le tre madrine dell’evento, Francesca Michielin, Levante e Margherita Vicario, che nelle ore precedenti alla parata avevano commentato le recenti dichiarazioni dell’europarlamentare Roberto Vannacci sugli omosessuali e sui diritti civili.
Le parole del leader di Futuro Nazionale, pronunciate durante una partecipazione televisiva a Otto e Mezzo, avevano acceso il dibattito politico e mediatico. Vannacci aveva sostenuto che le persone omosessuali godono già degli stessi diritti degli altri cittadini, citando la possibilità di guidare, lavorare e ricevere cure mediche. Dichiarazioni che le tre artiste hanno contestato con forza, seppur da prospettive differenti.
Table of Contents
ToggleLe opinioni delle madrine del Pride di Roma su Vannacci

Francesca Michielin: “Sono cavolate basate sull’ignoranza”
La più netta è stata Francesca Michielin, che ha definito prive di fondamento le affermazioni del generale. Secondo la cantante, le posizioni espresse da Vannacci nascono da una visione distorta della realtà e alimentano stereotipi che non trovano riscontro nei fatti.
«Le cose che dice non hanno basi reali e si basano sull’ignoranza», ha spiegato l’artista, che ha anche criticato alcune narrazioni legate all’immigrazione, sottolineando come l’Italia stia affrontando un progressivo invecchiamento della popolazione.
Dicono solo una massa di cavolate.
ROMA PRIDE, il cuore pieno di gioia 🏳️🌈🏳️⚧️🤍 pic.twitter.com/UtcZ4CjufM
— Francesca Michielin (@francescacheeks) June 21, 2026
Michielin ha poi evidenziato il ruolo sociale della musica e dell’arte, che a suo avviso dovrebbero favorire inclusione e dialogo. «Da grandi privilegi derivano grandi responsabilità», ha affermato, sostenendo che chi gode di visibilità pubblica dovrebbe utilizzarla per creare spazi di rappresentanza e sostegno per chi ne ha meno.
Dobbiamo essere al Roma Pride perché, a maggior ragione quest’anno in cui il tema è ‘La Repubblica è di chi la abita’, questa Repubblica la abitano tutti, tutte e tutt*. E quindi è importante esserci se facciamo parte della comunità LGBTQIA+, ma anche per sostenere la comunità. Non ci poniamo in una visione normocentrica in cui dobbiamo includere qualcuno diverso da noi ma siamo tutti insieme a convivere nella nostra diversità.
Interpellata sulla possibilità di vedere un giorno Vannacci partecipare al Pride, la cantante ha risposto con una provocazione: prima, ha detto, sarebbe opportuno che l’europarlamentare rivedesse alcune delle sue posizioni, giudicate “fondate su cose poco realistiche”.
Margherita Vicario: “Non sono cavolate, sono idee pericolose”

Più articolata la riflessione di Margherita Vicario, che ha invitato a non sottovalutare il peso politico e culturale di certe dichiarazioni. Per l’artista, liquidare queste idee come semplici “cavolate” rischia di minimizzarne la portata.
«Per me sono pensieri violenti, che attecchiscono su una popolazione molto ignorante, allo stremo, che è stanca, ormai sballottata da anni di social. Io infatti non parlerei di bugie o cavolate, ma di idee profondamente violente, che purtroppo trovano una strada nella realtà», ha dichiarato. Secondo Vicario, queste posizioni trovano terreno fertile in una società sempre più fragile e disorientata, contribuendo ad alimentare tensioni e divisioni.
La cantante ha spiegato che definire certe affermazioni come innocue o marginali rappresenta un errore, perché si tratta di concetti che possono influenzare concretamente il dibattito pubblico e il modo in cui vengono percepite alcune minoranze. «Se continuiamo ad affrontare questo fenomeno declassandolo, facciamo un danno», ha aggiunto.
Levante: “Bisogna uscire dalle grandi città”
Il limite e l’ostacolo della comunità LGBTQ è che sembra geolocalizzata.
Anche Levante ha affrontato il tema, scegliendo però una prospettiva diversa. La cantante ha evidenziato come l’accettazione delle persone LGBTQIA+ sia ancora molto disomogenea sul territorio italiano. Secondo l’artista, città come Roma e Milano offrono maggiori opportunità di espressione e visibilità, ma nelle realtà più piccole persistono ancora forti resistenze culturali.
«È come se una certa educazione su alcuni temi non fosse arrivata in provincia. Il lavoro che dobbiamo fare è di portare certe cose per la comunità LGBTQ oltre il perimetro che ci sembra sicuro, dobbiamo davvero andare oltre», ha osservato. Per questo motivo il Pride, a suo avviso, continua ad avere una funzione fondamentale: portare il dibattito oltre gli spazi considerati sicuri e raggiungere contesti dove esistono ancora discriminazioni e pregiudizi.
Levante ha anche difeso l’aspetto festoso e provocatorio delle manifestazioni Pride, spesso criticato dagli oppositori. «Quando ci dicono che sembra carnevale, è giusto che sia così», ha spiegato. «Il Pride deve rompere gli schemi e infastidire. Devono accettare la nostra libertà. Noi dobbiamo andare ovunque a parlare della comunità, a partire dalle scuole».
Nel suo intervento, Levante ha poi affrontato direttamente il caso Vannacci, sostenendo che il vero problema non sia soltanto il contenuto delle sue dichiarazioni, ma la capacità di influenzare parte dell’opinione pubblica. «Il fatto che riesca a manipolare la gente con la sua ignoranza», ha affermato, interrogandosi però se si tratti davvero di ignoranza oppure di una strategia comunicativa più consapevole. «Non so nemmeno se si tratta di ignoranza o di furbizia, o anche di razzismo», ha concluso.
Un Pride all’insegna dell’inclusione

Le tre artiste saranno protagoniste del Roma Pride 2026, che quest’anno ha scelto come slogan “La Repubblica è di chi la abita”. Un messaggio che richiama l’idea di una cittadinanza inclusiva e plurale, capace di riconoscere pienamente tutte le identità che compongono la società italiana.
Proprio su questo punto si è concentrata Francesca Michielin, ricordando che la manifestazione non riguarda soltanto la comunità LGBTQIA+, ma anche tutti coloro che credono nella convivenza delle differenze. «Non dobbiamo includere qualcuno diverso da noi», ha spiegato. «Siamo tutti insieme a convivere nella nostra diversità».
In un clima politico sempre più acceso sui temi dei diritti civili, le parole delle tre madrine del Pride confermano come il confronto tra mondo della cultura e politica resti uno degli elementi centrali del dibattito pubblico italiano.
Potrebbe interessarti anche:
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






