Aumento sigarette in Italia: proposta da 5 euro a pacchetto e boom dei prodotti alternativi

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In Italia torna al centro del dibattito il tema del costo delle sigarette. Una proposta di legge di iniziativa popolare punta infatti a introdurre un aumento di 5 euro per ogni pacchetto, una misura che potrebbe cambiare radicalmente il mercato del tabacco e le abitudini dei fumatori. L’iniziativa “5 euro contro il fumo” è promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) insieme alla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, alla Fondazione Umberto Veronesi e alla Fondazione Aiom e nasce con un obiettivo chiaro: ridurre il consumo e l’impatto sanitario legato al fumo, che continua a rappresentare una delle principali cause di morte evitabile nel Paese.

Secondo i dati più recenti, in Italia ci sono circa 10 milioni di fumatori e si stimano circa 93mila decessi ogni anno legati al tabacco. In questo contesto, l’aumento del prezzo viene visto come uno degli strumenti più efficaci per scoraggiare il consumo, soprattutto tra i più giovani.

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La proposta: +5 euro a pacchetto di sigarette

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Il cuore della proposta è semplice ma radicale: introdurre una nuova accisa fissa di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. L’iniziativa ha già raccolto circa 40mila firme, avvicinandosi all’obiettivo delle 50mila necessarie per portare il testo in Parlamento. I promotori non nascondono la portata dell’intervento, definendolo apertamente una “battaglia di civiltà per proteggere la salute pubblica e salvare migliaia di vite”. «Siamo orgogliosi del risultato raggiunto finora, serve un ultimo sforzo per raggiungere quanto prima l’obiettivo delle 50mila firme», aggiungono.

L’idea alla base è che aumentare drasticamente il prezzo delle sigarette possa rendere il fumo meno accessibile e meno sostenibile, spingendo una parte significativa dei fumatori a ridurre o abbandonare il consumo. Secondo le stime degli esperti citate nel progetto, un aumento di 5 euro potrebbe avere un impatto molto significativo: si parla di una possibile riduzione del consumo complessivo fino al 37% nel medio periodo.

Una diminuzione di questa portata avrebbe conseguenze dirette anche sulla salute pubblica, con un calo delle malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche legate al fumo. Non si tratta solo di prevenzione, ma anche di sostenibilità del sistema sanitario, considerando che le patologie legate al tabacco generano costi enormi ogni anno. Parallelamente, le risorse generate dall’aumento delle accise sulle sigarette potrebbero essere reinvestite nella sanità pubblica, in particolare nelle cure oncologiche e nelle malattie croniche legate al fumo.

Il contesto: cresce l’uso dei prodotti alternativi

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Un altro dato importante riguarda il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Negli ultimi anni, mentre il prezzo delle sigarette tradizionali è aumentato, si è registrata una crescita significativa nell’uso di prodotti alternativi, come sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato. Questo fenomeno ha portato a una vera e propria trasformazione del mercato, con sempre più persone (soprattutto giovani) che si spostano verso queste alternative, percepite spesso (anche se non sempre correttamente) come meno dannose.

«I dispositivi elettronici non solo attirano nuove quote di mercato tra i non fumatori e offrono una porta d’accesso al fumo, in particolare fra i più giovani e le donne, ma la maggior parte di chi fa uso di sigaretta elettronica o di prodotti a tabacco riscaldato è anche un fumatore tradizionale», affermano le associazioni coinvolte. «L’adozione di dispositivi elettronici non rappresenta quindi una scelta verso l’abbandono della sigaretta tradizionale o per smettere di fumare, ma piuttosto l’occasione per mantenere questa cattiva abitudine e fare un uso congiunto dei diversi prodotti».

Proprio per questo, la proposta di aumento del prezzo delle sigarette non riguarda solo le sigarette tradizionali, ma anche altri prodotti contenenti nicotina, nel tentativo di evitare che i consumatori si limitino a cambiare abitudine senza ridurre realmente il consumo.

Una misura che divide

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Nonostante gli obiettivi dichiarati, la proposta sull’aumento di prezzo delle sigarette non è priva di critiche. Da un lato, c’è chi la considera una misura necessaria e urgente per affrontare un problema di salute pubblica ancora molto diffuso. Dall’altro, emergono dubbi sull’impatto economico, soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili. Un aumento così significativo potrebbe infatti pesare maggiormente su chi ha meno risorse, senza garantire automaticamente una riduzione del consumo. Inoltre, c’è il rischio che un rincaro troppo elevato possa incentivare il mercato illegale o il contrabbando, fenomeni già presenti in diversi contesti europei.

Il futuro della proposta dipenderà dal raggiungimento delle 50mila firme necessarie per avviare l’iter parlamentare. Se l’obiettivo verrà centrato, il Parlamento sarà chiamato a discutere una misura che potrebbe avere effetti profondi non solo sul mercato del tabacco, ma anche sulle abitudini quotidiane di milioni di italiani.

Nel frattempo, il dibattito resta aperto. Tra chi vede nell’aumento del prezzo una leva fondamentale per ridurre il fumo e chi teme effetti collaterali economici e sociali, una cosa è certa: il tema del tabacco continua a essere centrale, e le scelte che verranno fatte nei prossimi mesi potrebbero segnare un punto di svolta.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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