Incendi in Sicilia, non bastano più i Canadair: la vera sfida è prevenire
Ogni estate il copione sembra ripetersi identico. Ettari di boschi divorati dalle fiamme, evacuazioni, Canadair in volo e territori devastati. Da Acireale a Modica, da Palermo a Cefalù, passando per Resuttano, Bivona, Prizzi e Cammarata, nelle ultime settimane la Sicilia è stata colpita da decine di incendi che hanno trasformato l’isola in un enorme fronte di emergenza.
Eppure, come sottolinea anche un approfondimento pubblicato da Italia Che Cambia, limitarsi a parlare di emergenza significa affrontare solo una parte del problema. Se ogni anno la situazione si ripete, la domanda non è soltanto come spegnere gli incendi, ma soprattutto come evitare che si sviluppino.

Secondo i dati diffusi da Legambiente Sicilia ed elaborati sulle rilevazioni di Effis-Copernicus, tra l’inizio del 2026 e il 21 luglio in Sicilia si sono registrati 328 incendi, che hanno distrutto 24.451 ettari di territorio. Numeri impressionanti che arrivano nonostante la Regione Siciliana avesse annunciato l’avvio anticipato della campagna antincendio, dal 15 maggio al 31 ottobre, con nuovi mezzi, nuove assunzioni nel Corpo forestale e un rafforzamento delle squadre operative.
Misure importanti, ma che continuano a concentrarsi prevalentemente sulla gestione dell’emergenza, mentre secondo molti esperti servirebbe un cambio di paradigma: investire molto di più sulla prevenzione.
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ToggleIl cambiamento climatico rende tutto più difficile
La crisi climatica sta modificando profondamente il comportamento degli incendi boschivi. Temperature sempre più elevate, lunghi periodi di siccità, vegetazione secca e venti caldi trasformano anche un piccolo focolaio in un incendio capace di propagarsi rapidamente su vaste superfici.
Questo non significa che il cambiamento climatico sia la causa dell’innesco degli incendi, che nella stragrande maggioranza dei casi continua ad avere origine umana, dolosa o colposa. Significa però che oggi il fuoco trova condizioni molto più favorevoli per diffondersi, diventando sempre più difficile da contenere. Per questo motivo aumentare semplicemente il numero di Canadair o di elicotteri potrebbe non essere sufficiente.
Il problema è anche l’abbandono delle campagne
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Italia Che Cambia riguarda il progressivo abbandono delle aree rurali.
L’agronomo Guido Bissanti, tra gli autori della legge sull’agroecologia in Sicilia, ricorda come fino agli anni Sessanta gran parte dell’isola fosse abitata e vissuta quotidianamente. Le campagne erano coltivate, attraversate dagli allevatori, mantenute pulite attraverso il pascolo e costantemente presidiate.
Oggi la situazione è completamente diversa. Molti terreni agricoli sono stati abbandonati, la popolazione si è concentrata nelle città e vaste aree dell’entroterra sono rimaste senza una presenza stabile. Il risultato è un accumulo continuo di vegetazione secca, sottobosco e materiale altamente infiammabile che rappresenta il combustibile perfetto per gli incendi.
Come spiega Bissanti, l’abbandono non produce soltanto conseguenze ambientali, ma anche sociali: un territorio privo di persone è inevitabilmente più vulnerabile anche ad attività illegali e criminali.
Le comunità che prevengono gli incendi

Negli Stati Uniti esiste già un modello che potrebbe offrire spunti interessanti anche per l’Italia: le Firewise Communities.
Si tratta di comunità locali che collaborano attivamente per ridurre il rischio incendi. I cittadini partecipano alla manutenzione della vegetazione, mantengono pulite le aree attorno alle abitazioni, verificano l’accessibilità delle strade per i mezzi di soccorso e pianificano insieme le strategie di prevenzione.
In Italia esperienze simili sono ancora pochissime e si trovano esclusivamente in Toscana, ma dimostrano che la prevenzione può diventare una responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini. Secondo Bissanti anche la Sicilia potrebbe sviluppare modelli analoghi, coinvolgendo proprietari terrieri, agricoltori, allevatori e comunità locali nella gestione continuativa del territorio.
Più manutenzione, meno emergenze
L’idea non è tornare alla società contadina del passato, ma costruire un nuovo rapporto tra persone, agricoltura e ambiente.
La prevenzione potrebbe passare attraverso il pascolo controllato, la pulizia del sottobosco, il recupero delle siepi, la realizzazione di piccoli invasi idrici, la manutenzione delle piste forestali e il sostegno economico agli agricoltori che svolgono anche un servizio di tutela del territorio.
Accanto a questo potrebbero essere utilizzate tecnologie sempre più avanzate, come satelliti, droni, sensori, telecamere e sistemi di intelligenza artificiale, senza però dimenticare il valore della presenza umana. Bissanti propone persino la figura dell’“agricoltore vedetta”, cioè chi, vivendo quotidianamente il territorio, può individuare tempestivamente eventuali focolai e segnalare criticità prima che diventino emergenze.
❗In corso grave incendio a Castronovo di Sicilia (PA).
— Italia 24H Live 🔴 – Notizie dall'Italia (@Italia24HLive) July 20, 2026
In fase di evacuazione di alcune zone del comune siciliano. Video dal Gruppo segnalazioni incendi sicilia. «Siamo in piena emergenza». Lo dice il sindaco di Castronovo di Sicilia Vitale Gattuso pic.twitter.com/qzCDFh26xx
Più prevenzione significa spendere meno
Ogni anno vengono investite enormi risorse nello spegnimento degli incendi, tra Canadair, elicotteri, personale, ricostruzioni e risarcimenti. Sono spese inevitabili quando il fuoco è già divampato, ma secondo molti esperti una parte molto maggiore di questi fondi dovrebbe essere destinata alla prevenzione.
Curare i boschi, incentivare l’agricoltura nelle aree interne, sostenere gli allevatori e aiutare i Comuni nella manutenzione del territorio costerebbe probabilmente meno dei danni economici e ambientali provocati ogni estate dagli incendi.
Anche il catasto delle aree percorse dal fuoco, previsto dalla normativa italiana per contrastare eventuali speculazioni edilizie, spesso non viene aggiornato nei tempi previsti perché molti piccoli Comuni non dispongono di personale tecnico sufficiente. Anche questo rappresenta un nodo che richiederebbe maggiori investimenti strutturali.
La Sicilia può diventare un laboratorio di prevenzione

La vera sfida non consiste soltanto nell’avere più mezzi per spegnere gli incendi, ma nel fare in modo che gli incendi diventino sempre meno frequenti.
Per riuscirci serve un cambiamento culturale oltre che politico: passare dalla logica dell’emergenza a quella della custodia del territorio. Significa investire sulle comunità locali, sostenere chi vive nelle aree rurali, responsabilizzare i proprietari dei terreni, valorizzare l’agricoltura e costruire un sistema capace di prevenire anziché limitarsi a intervenire quando ormai è troppo tardi.
La Sicilia, proprio perché ogni estate si trova in prima linea contro gli incendi, potrebbe diventare un laboratorio nazionale per sperimentare nuove forme di gestione integrata del territorio. Perché i Canadair saranno sempre indispensabili quando le fiamme sono già partite, ma se si vuole evitare che ogni anno l’isola bruci allo stesso modo, il lavoro deve iniziare molti mesi prima, quando il fuoco ancora non c’è.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






