Euphoria 3×01: recensione del primo episodio della terza stagione tra shock, redenzione e caos emotivo
Dopo anni di attesa, Euphoria è tornata con la terza stagione, e il primo episodio (3×01) segna subito un cambio di tono netto rispetto al passato. La serie HBO creata da Sam Levinson riparte infatti con i suoi personaggi ormai adulti, distanti dal liceo e immersi in un mondo ancora più estremo, dove le conseguenze delle loro scelte diventano centrali. Ambientata circa cinque anni dopo gli eventi della seconda stagione, la nuova fase narrativa si concentra su temi più cupi e maturi come dipendenza, fede, redenzione e trauma, mantenendo però l’estetica visiva iper-stilizzata che ha reso la serie un fenomeno globale.
Il primo episodio della terza stagione di Euphoria non è un semplice ritorno, ma una vera dichiarazione d’intenti. La 3×01 si apre con un senso di disorientamento: i personaggi sono cambiati, il contesto è cambiato e anche lo spettatore è costretto a ricalibrare le proprie aspettative. Non c’è più il filtro del liceo, non c’è più quella dimensione sospesa tra sogno e realtà che caratterizzava le prime stagioni: qui tutto pesa di più, tutto ha conseguenze più concrete.
Questo episodio inaugurale mostra una serie che ha perso parte del suo equilibrio originale tra realismo e visione onirica, spingendosi invece verso un registro ancora più grottesco e provocatorio. E a tratti, oserei dire, disgustoso, al punto da chiedersi che problemi abbia Sam Levinson a pensare scene del genere.

Al centro resta Rue Bennett, interpretata da Zendaya, ma la sua evoluzione è tra gli aspetti più destabilizzanti dell’episodio. Rue non è più solo una ragazza fragile in lotta con la dipendenza: è una figura ormai immersa in un sistema pericoloso, quasi senza via d’uscita. La sua storia prende una piega criminale che cambia completamente il tono della serie, portandola verso territori più vicini al thriller che al drama adolescenziale. Questo spostamento funziona a metà: da un lato aumenta la tensione e la posta in gioco, dall’altro rischia di allontanare quella dimensione intima che aveva reso il personaggio così potente.
Un episodio visivamente potente ma emotivamente più freddo
Dal punto di vista estetico, la 3×01 di Euphoria resta impeccabile. La regia di Sam Levinson continua a puntare su immagini forti, quasi ipnotiche, con un uso della luce e del colore che trasforma ogni scena in qualcosa di iconico (anche quelle più disgustose e degradanti). Tuttavia, questa volta l’impressione è che lo stile prenda il sopravvento sulla sostanza. Se nelle prime stagioni l’estetica serviva ad amplificare le emozioni, qui sembra a tratti sostituirle, creando una distanza emotiva che si avverte soprattutto nei momenti più drammatici.
Anche gli altri personaggi, pur presenti, appaiono più frammentati. Le loro storyline vengono solo accennate, come se l’episodio fosse più interessato a costruire un’atmosfera che a sviluppare realmente i conflitti. Questo contribuisce a una sensazione generale di discontinuità: la serie sembra voler ripartire da zero, ma senza offrire ancora un equilibrio narrativo chiaro. Il risultato è un episodio che affascina e confonde allo stesso tempo, lasciando più domande che risposte.
Nonostante questo, ci sono momenti in cui la serie riesce ancora a colpire nel segno, soprattutto quando torna a concentrarsi sui dettagli emotivi. Gli sguardi, i silenzi, le pause: sono questi gli elementi che ricordano perché Euphoria ha avuto un impatto così forte. Ma in questa 3×01 sembrano più rari, quasi soffocati da una narrazione che punta costantemente all’eccesso.
#euphoria isso não tem outras explicação a não ser fetiche desse diretor de bosta Sam Levinson pic.twitter.com/cdkz0FM9ED
— jadecomjota (@jadecomjota) April 13, 2026
This is so embarassing even for jacob. But, how Sydney sweeney can agree to do something like this?💀 It's like a humillation ritual #euphoria #euphoriaseason3 pic.twitter.com/uMqBFSQWhd
— Notearsleftdave☔ (@Davebarrerita) April 13, 2026
La nuova direzione di Euphoria divide ma incuriosisce
Il vero nodo di questo primo episodio è la direzione che la serie ha deciso di prendere. Euphoria non vuole più essere il racconto generazionale di un gruppo di adolescenti, ma qualcosa di più grande e più ambizioso. Il problema è che questa ambizione si traduce, almeno per ora, in una perdita di equilibrio. Il passaggio all’età adulta è raccontato in modo brutale, senza filtri, ma anche senza quel senso di progressione che avrebbe reso il cambiamento più credibile.
Eppure, proprio questa radicalità potrebbe essere la chiave della stagione. La 3×01 non è un episodio rassicurante, né particolarmente “piacevole” da vedere, ma è coerente con l’idea di spingere i personaggi oltre i loro limiti. In questo senso, la serie continua a essere fedele a sé stessa: disturbante, eccessiva, a tratti scomoda. La differenza è che ora tutto sembra più definitivo, come se non ci fosse più spazio per tornare indietro.
In conclusione, il primo episodio della terza stagione è un inizio imperfetto ma potente. Non ha l’impatto emotivo delle prime stagioni, né la stessa freschezza narrativa, ma ha il coraggio di cambiare pelle e di rischiare. E in un panorama televisivo spesso prevedibile, anche questo è un valore. Resta da capire se Euphoria riuscirà a trovare un nuovo equilibrio nei prossimi episodi o se continuerà a muoversi su questo filo sottile tra ambizione e disorientamento.panorama televisivo contemporaneo come una delle produzioni più discusse, controverse e stilisticamente riconoscibili. E, nel bene o nel male, prepara il terreno per una stagione che promette di essere tutto tranne che ordinaria.
In definitiva, è chiaro che questo primo episodio rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio, e per questo è giusto aspettare i prossimi episodi per formulare un giudizio davvero completo su Euphoria e soprattutto sui personaggi (preferisco non esprimermi sul disgusto e sull’imbarazzo che ho provato in determinate scene, e non è solo quella in cui ci sono le feci). Ma è altrettanto evidente che la direzione intrapresa è già molto definita: più cupa, più estrema e meno indulgente verso lo spettatore.
Se da un lato questa scelta può rivelarsi vincente nel lungo periodo, dall’altro lascia qualche dubbio sulla capacità della serie di mantenere quel coinvolgimento emotivo che l’aveva resa così speciale. Per ora, resta una partenza coraggiosa e divisiva, che incuriosisce ma non convince del tutto: il vero banco di prova sarà capire se questa nuova identità saprà evolversi in modo coerente o se finirà per perdersi nei suoi stessi eccessi.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






