Euphoria 3×04: una puntata caotica, estrema e sempre più fuori controllo

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La quarta puntata della terza stagione di Euphoria segna un punto di rottura netto, forse il più evidente dall’inizio della serie. L’episodio, intitolato “Kitty Likes to Dance”, abbandona definitivamente qualsiasi equilibrio tra teen drama e racconto realistico, spingendo la narrazione verso territori molto più estremi, quasi da thriller criminale. Quello che colpisce non è solo ciò che succede, ma il modo in cui succede: tutto è più veloce, più violento, più esasperato. Le storyline non si sviluppano con gradualità, ma sembrano esplodere una dopo l’altra, creando un senso costante di instabilità. È una puntata che punta chiaramente all’impatto emotivo e visivo, anche a costo di risultare eccessiva, ma proprio per questo difficile da ignorare.

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I protagonisti di questa puntata di Euphoria

Rue: da protagonista a pedina

Il percorso di Rue in questo episodio è probabilmente quello che più segna il cambiamento di tono della serie. Non siamo più davanti a una ragazza che lotta con la dipendenza in un contesto personale e intimo, ma a un personaggio inserito in dinamiche molto più grandi, quasi da crime story. Dopo essere stata fermata, Rue si ritrova costretta a collaborare con le autorità, diventando un’informatrice per evitare conseguenze legali devastanti. Questo passaggio cambia completamente la sua posizione narrativa: non è più solo vittima delle proprie scelte, ma ingranaggio di un sistema che la espone a rischi concreti e immediati.

La tensione cresce nel momento in cui viene rimandata sul campo, costretta a muoversi in ambienti pericolosi e a interagire con persone che potrebbero scoprirla da un momento all’altro. In queste scene, la serie riesce a trasmettere un senso di ansia molto più vicino a un thriller che a un drama adolescenziale. Rue appare fragile, spaventata, ma anche intrappolata in una situazione da cui non può uscire facilmente. È un’evoluzione che rende il personaggio ancora più complesso, ma che allo stesso tempo lo allontana molto dalle dinamiche più intime delle stagioni precedenti.

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Cassie: dall’amore alla monetizzazione di sé

La storyline di Cassie in questa terza stagione di Euphoria è una delle più discusse dell’episodio, e non è difficile capire perché. Dopo il crollo della sua relazione con Nate e una situazione personale sempre più instabile, Cassie prende una decisione che segna un punto di non ritorno: trasformare la propria immagine in un prodotto (ancora più del primo episodio in cui l’abbiamo letteralmente vista da cane e da infante). Con l’aiuto di Maddy, entra in un circuito online in cui il corpo e l’attenzione diventano strumenti per ottenere controllo e indipendenza, almeno in apparenza.

Quello che la serie mostra non è solo una scelta impulsiva, ma un processo più complesso, fatto di bisogno di validazione, insicurezza e desiderio di rivalsa. Le scene dedicate a Cassie sono volutamente provocatorie e sopra le righe, ma sotto questa superficie c’è un discorso più ampio su identità e percezione di sé. Il problema è che Euphoria spinge questa dinamica fino all’estremo, rischiando a tratti di perdere profondità in favore dello shock. Eppure, proprio in questa esagerazione si intravede il ritratto di un personaggio che sta cercando disperatamente di riprendere il controllo della propria vita, anche se nel modo più distruttivo possibile.

Considerazioni varie

Nate, in questa puntata di Euphoria, è quasi l’ombra di sé stesso. Il personaggio che nelle stagioni precedenti incarnava controllo, potere e manipolazione, il personaggio maschilista che vuole la donna debole per sentirsi forte, appare ora svuotato, incapace di gestire ciò che gli sta accadendo intorno. Il suo rapporto con Cassie si trasforma definitivamente in qualcosa di tossico e autodistruttivo (ancor più di prima), privo di qualsiasi illusione romantica, al punto che lei arriva a dare in pegno il suo anello di fidanzamento.

Il crollo di Nate non è raccontato con un singolo evento, ma attraverso una serie di segnali: tensioni economiche, perdita di stabilità, incapacità di mantenere il controllo sulle relazioni. È un declino progressivo che riflette il cambiamento più ampio della serie, dove nessun personaggio sembra più avere davvero il controllo della propria vita.

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Allo stesso modo, Jules sembra non capire che se ti assegnano un lavoro, devi rispettare le indicazioni di chi ti assume. Il suo atteggiamento è piuttosto infantile, considerando la grande opportunità che le era stata offerta. In ogni caso il personaggio resta più ai margini rispetto ad altri, ma la sua presenza continua a essere significativa proprio per quello che non viene detto. Jules sembra muoversi in una dimensione parallela, come se fosse consapevole del fatto che qualcosa si è rotto definitivamente, ma senza riuscire davvero a confrontarsi con questa consapevolezza.

Farò anche un commento su una determinata scena dell’episodio, quella che vede una donna vi0lentata (scusate, devo proteggermi da Google) con una bottiglia. Viene spontaneo chiedere a Levinson se questa scena fosse davvero rilevante per la trama e in generale per la serie. Il problema non è tanto il fatto che Euphoria abbia sempre spinto su contenuti forti, lo ha fatto fin dalla prima stagione, e spesso con un senso narrativo preciso, ma il modo in cui questa scena viene inserita all’interno dell’episodio.

Qui la sensazione è diversa: non c’è una reale costruzione emotiva, né un approfondimento successivo che giustifichi davvero la sua presenza. Rimane lì, isolata, come un momento scioccante che interrompe il flusso della narrazione senza aggiungere qualcosa di concreto allo sviluppo dei personaggi o alla trama. È proprio questo che lascia perplessi. In una serie che ha sempre cercato di raccontare il dolore, il trauma e le conseguenze delle azioni in modo anche molto crudo ma consapevole, una scena del genere rischia di scivolare nel puro shock value. Non è tanto “troppo”, perché Euphoria è da sempre una serie che osa, ma sembra fuori fuoco, come se mancasse un vero motivo narrativo dietro una scelta così estrema.

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E allora la domanda resta: serve davvero? Oppure è solo un modo per alzare ancora di più l’asticella, in una stagione che sembra voler continuamente superare sé stessa? Perché quando una scena così forte non trova una collocazione chiara nel racconto, il rischio è che perda significato e diventi solo un elemento disturbante fine a sé stesso. Ed è forse questo il punto più debole di una puntata che, per il resto, punta tutto sull’eccesso ma non sempre riesce a sostenerlo.

Il finale: tensione e nuove minacce

Uno degli elementi più evidenti della 3×04 è il cambio di tono. Euphoria smette quasi completamente di essere una serie sull’adolescenza per diventare qualcosa di molto più cupo e stratificato. Le atmosfere si avvicinano a quelle di un noir contemporaneo, dove le scelte hanno conseguenze immediate e spesso violente. La regia e il montaggio contribuiscono a questa sensazione, alternando momenti di caos puro — tra situazioni fuori controllo e sequenze cariche di tensione, a scene più stilizzate, quasi surreali. Questo contrasto continuo crea un ritmo irregolare, che può risultare affascinante ma anche disorientante. È chiaro che la serie non sta più cercando equilibrio, ma impatto.

Il finale dell’episodio è costruito come un vero e proprio climax, in cui le diverse storyline si intrecciano in modo sempre più serrato. Le azioni di alcuni personaggi portano a conseguenze immediate, mentre Rue si ritrova in una posizione ancora più esposta e pericolosa. La sensazione è che tutto stia per esplodere definitivamente, e che da questo punto in poi non ci sarà spazio per errori. La puntata si chiude lasciando aperte diverse linee narrative, ma con un messaggio chiaro: il livello di rischio è ormai altissimo. Ogni scelta, ogni movimento, ogni relazione sembra destinata a generare conseguenze sempre più gravi.

La 3×04 di Euphoria è una puntata che divide, ma proprio per questo funziona. C’è chi la vede come un’evoluzione coraggiosa, capace di portare la serie verso territori nuovi, e chi invece percepisce un eccesso di provocazione e una perdita di coerenza narrativa. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Quello che è certo è che la serie ha deciso di spingersi oltre, abbandonando qualsiasi zona di comfort. Non è più una storia che cerca di rappresentare la realtà in modo diretto, ma una versione amplificata, quasi simbolica, delle sue derive più estreme. E in questa puntata, più che mai, tutto sembra andare nella stessa direzione: non c’è più spazio per tornare indietro.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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