Valditara chiama “fesso” chi non comprende la sua circolare

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Un ministro dell’Istruzione che chiama “fesso“, letteralmente, chi non comprende qualcosa. È un esempio davvero pessimo da dare, ironia o non ironia (ma quando copri una certa carica, devi cominciare a pesare le tue parole). Il ministro del Merito Giuseppe Valditara ha affermato che «qualche fesso non ha capito la circolare contro i cellulari in classe», facendo riferimento a quella condivisa a dicembre che semplicemente ribadiva lo “stop” ai cellulari in classe, già stabilito dallo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998 e dalla circolare ministeriale n. 30 del 2007.

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La circolare è stata diffusa lo scorso dicembre, ed è stata firmata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: al suo interno, le indicazioni sull’utilizzo dei telefoni cellulari e di analoghi dispositivi elettronici nelle classi. Si conferma, quindi, «il divieto di utilizzare il cellulare durante le lezioni, trattandosi di un elemento di distrazione propria e altrui e di una mancanza di rispetto verso i docenti, come già stabilito dallo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998 e dalla circolare ministeriale n. 30 del 2007».

«L’interesse delle studentesse e degli studenti, che noi dobbiamo tutelare, è stare in classe per imparare. Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza. L’interesse comune che intendo perseguire è quello per una scuola seria, che rimetta al centro l’apprendimento e l’impegno», dice ancora il ministro Valditara, come anche stabilito dallo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998 e dalla circolare ministeriale n. 30 del 2007.

«Una recente indagine conoscitiva della VII commissione del Senato ha anche evidenziato gli effetti dannosi che l’uso senza criterio dei dispositivi elettronici può avere su concentrazione, memoria, spirito critico dei ragazzi. La scuola deve essere il luogo dove i talenti e la creatività dei giovani si esaltano, non vengono mortificati con un abuso reiterato dei telefonini. Con la circolare, non introduciamo sanzioni disciplinari, ci richiamiamo al senso di responsabilità. Invitiamo peraltro le scuole a garantire il rispetto delle norme in vigore e a promuovere, se necessario, più stringenti integrazioni dei regolamenti e dei Patti di corresponsabilità educativa, per impedire nei fatti l’utilizzo improprio di questi dispositivi», conclude il ministro.

Ai tempi anche il presidente del Codacons Carlo Rienzi fa notare che «il divieto di uso dei telefonini a scuola è già previsto da anni dalle disposizioni nazionali», ma mancano comunque delle sanzioni verso gli istituti che non si adegueranno alle disposizioni. Noi invece ragionammo su come, per essere un Ministro del Merito che innumerevoli volte dice di voler parlare con gli studenti, continua sempre e solo a evitare gli argomenti che gli studenti gli propongono: salute mentale, programmi di studio contemporanei, edifici che non cadono a pezzi, riscaldamento, carriere alias… Diciamo che andare contro di loro è più semplice di spiegare di non voler risolvere problemi ben più importanti.

Come Valditara chiama “fesso” chi non comprende la sua circolare

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«Qualche fesso non ha capito la circolare contro i cellulari in classe», così il ministro dell’Istruzione e del merito alla scuola di formazione politica della Lega. E poi ha proseguito: «Si legga più attentamente la circolare, che sottolinea la guida dell’uso corretto. Alcuni hanno perso di vista il significato più profondo: il rispetto. Se io insegnante sto spiegando in un momento in cui voglio che i ragazzi partecipino, se uno si mette a chattare con un amico o a immortalare magari le smorfie dell’insegnante per dileggiarlo. Credo che questo sia inaccettabile».

Nessuno dice che i ragazzi debbano utilizzare i cellulari in classe. Siamo i primi a condannare le vessazioni nei confronti degli insegnanti da parte di studenti che si sentono invincibili, da studenti che non sono stati educati da genitori che gli hanno fatto comprendere di poter fare tutto e che non sono mai colpevoli (un esempio sono gli studenti che hanno sparato alla docente registrando un video poi pubblicato online, che hanno ricevuto tutto il sostegno dalle proprie famiglie). Ma un divieto sui cellulari in classe esisteva già, forse bisognerebbe pensare a delle sanzioni invece di fare solo chiacchiere.

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E poi magari ci si ricorda anche del decreto sui 60 CFU completamente abbandonato, giusto per svogliare qualsiasi studente che voglia diventare insegnante in futuro. E poi si pensa a cosa fare per gli studenti che si suicidano, soffrono di ansia e di depressione e che non vengono minimamente aiutati nel contesto scolastico. E poi pensiamo anche agli studenti che sono insultati e umiliati dai docenti, e a volte le vittime sono proprio gli studenti transgender (pensiamo a Cloe Bianco, che non è stata in alcun modo difesa dallo Stato e anzi è stata completamente umiliata!).

Ma per Valditara evidentemente esistono sono gli insegnanti (quelli che già lo sono) e gli adolescenti sono tutti dei criminali e per questo vanno umiliati (ricorda: Giuseppe Valditara tra “umiliazione” e “immoralità”: il ministro dell’istruzione è rimasto al secolo scorso), perché non si spiega altrimenti perché parli sono delle aggressioni ai docenti: «che il ministero si costituisca parte civile nei processi penali. Chi prende a pugni non avrà di fronte solo l’insegnante ma anche lo Stato, perché paghi per il danno di immagine alla missione educativa della scuola. È il momento di dire basta alle aggressioni voglio che ritornino sicurezza e serenità nelle classi».

Sicurezza e serenità nelle classi… Forse Valditara sogna. Crollano finestre, muri, corridoi chiusi da secoli perché a rischio crollo, studenti che soffrono di ansia e depressione anche a causa di quel merito, di quella fretta, di quella pressione, di quella rivalità che caratterizzano tutti la scuola italiana. Il ministro del Merito cominci ad ascoltare anche gli studenti e a rispondere alle loro necessità, perché non tutti sono dei criminali. Non tutti rubano e distruggono oggetti della scuola. Non tutti picchiano i docenti. Ma la gran parte di loro soffre di ansia. Solo uno su dodici giovani gode di uno stato di benessere mentale pieno. Ma al Ministro del Merito, questo, non importa minimamente.

D’altronde, da un ministro che condanna una lettera antifascista, potevamo aspettarci solo di peggio.

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