Sanremo 2021: umile e onesta recensione delle canzoni in gara

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È arrivato il momento di aggiornare le nostre playlist, se c’è qualcuno che ancora non l’ha fatto. Che piaccia o no, il festival di Sanremo orienta in qualche modo la circolazione di musica per i successivi mesi dell’anno, e non incappare in una canzone del festival musicale più importante d’Italia è improbabile, per non dire impossibile.

Fonte: Pixabay

Quando si tratta di Sanremo, tuttavia, ho sempre qualche remora ad esprimere giudizi sin dalla prima serata; molto spesso mi trovo a riascoltare dopo due o tre giorni canzoni che al primo colpo non mi convincevano per poi apprezzarle.

S’intende, non è che io sia una grande esperta di musica, mi definirei piuttosto una “consumatrice abituale” (formula che pure ha il suo perché al festival di Sanremo). Quindi, non me ne voglia nessuno se quanto scritto qui di seguito non è accurato o non risponde ai vostri gusti. Il Festival è bello perché è vario.

Ecco, quindi, la mia personalissima valutazione delle 26 (ventisei!) canzoni in gara al festival di Sanremo. Per ognuna ho pensato di abbinare un verso significativo del testo, quello che secondo me riassume al meglio la canzone.

Sanremo 2021: i giudizi sulle canzoni

Aiello – Ora

Di questa canzone ricorderemo per sempre “sesso ibuprofene”, ne sono sicura. A parte questo il brano è sentito, è struggente, è una storia finita con conseguenti rimpianti. Forse il cantato è un po’ forzato, ma rientra perfettamente nello stile di Aiello. Insomma, ci sta.

«Mi sono perso nel silenzio delle mie paure / l’atteggiamento di uno stronzo, invece era terrore»

Annalisa – Dieci

Lo smarrimento e la nostalgia di una storia d’amore che, ormai al capolinea, si aggrappa alle “ultime volte”. Annalisa, poi, ha una voce meravigliosa oserei dire perfetta. La canzone è perfetta per il contesto di Sanremo, e incontrerà (e ha già incontrato) anche il favore del pubblico di Sanremo, affezionato alle melodie e alle sonorità che la caratterizzano come cantante.

«Perché l’ultima volta è sacra / fa freddo tornare a casa / ma non è così amara / questa notte si impara»

Arisa – Potevi fare di più

La canzone è profonda. La voce di Arisa, non ha paragoni e fa tanto per un testo che è una sorta di variazione sul tema “storia importante finita male”. Ma ci sta, serve anche questo dopotutto.

«Ci sono troppi rancori che ci fanno star male / mi sono messa in disparte, sola con il mio dolore»

Bugo – E invece sì

Permettetemi di dire che a me Bugo fa simpatia. Così, a pelle. Simpatia a parte, la canzone parla di situazioni impossibili ma anche di sogni che si realizzano, di ribellione e di cultura materiale. Con un pizzico di speranza nell’umanità, con tutte le sue imperfezioni. Però (ed è un gran però) in questa canzone c’è qualcosa di troppo. O forse manca qualcosa.

«Voglio immaginarmi che anche un dittatore / s’innamora, vomita e poi si commuove»

Colapesce e Dimartino – Musica leggerissima

D’altronde, lo dice anche il titolo: la canzone è voglia di leggerezza, in un anno che non è stato esattamente facile. Un brano che fa istantaneamente sorridere, ondeggiare la testa e canticchiare. Un momento spensierato di cui avevamo tutti obiettivamente bisogno.

«Metti un po’ di musica leggera / nel silenzio assordante / per non cadere dentro al buco nero / che sta ad un passo da noi»

Coma_Cose – Fiamme negli occhi

E si guardano proprio negli occhi quando cantano. E già questo aggiunge un punto in più. Con il pubblico assente in sala guardarsi negli occhi è una scelta interpretativa che paga perché aggiunge un livello di intimità a cui forse eravamo poco abituati su un palco come quello di Sanremo. Canzone dal ritmo catchy e leggero, testo relatable di quelli che metti nella didascalia delle foto sui social.

«Resta qui e bruciami piano / come il basilico al sole / sopra un balcone italiano»

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Ermal Meta – Un milione di cose da dirti

È un pezzo “da Sanremo”, ed è tutto dire. È profondo, parla d’amore, è universale, è romantica. Tuttavia (e per fortuna) non sembra banale, segno che c’è dietro un pensiero e una scrittura sentita. Ermal Meta ci insegna a volare.

«Siamo come due stelle scampate al mattino / se mi resti vicino non ci spegne nessuno»

Extraliscio ft. Davide Toffolo – Bianca luce nera

Piccolo manuale di buona musica in tre minuti e mezzo di canzone, che se non ti viene voglia di ballare così… Insomma, ci sono casi in cui il genio trascende il gusto soggettivo.

«Dimmi che c’è un treno che parte / noi che ci sediamo vicino / e nessuno ci conosce / e non importa dove andiamo»

Fasma – Parlami

Ok, parliamone. È il festival della musica italiana, e non c’è dubbio che oggi la musica sia anche questo. Non saprei cos’è che non mi convince, perché la canzone è orecchiabile e l’esecuzione rientra nei canoni del genere. Forse qualche ascolto in più aiuterebbe.

«Vorrei darti la mia forza per vederti parlare / non di ciò che ti succede ma parlare di te»

Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome

Questa canzone sopravvivrà nelle radio, la canteremo d’estate, la sentiremo ovunque. Non è la Magnifico che forse quasi tutti ci aspettavamo, ma è un bel viaggio nei rapporti umani onesti e sinceri. Piccolo neo: forse qualche “baby” di troppo? Ma dopotutto, anche il “quanto basta” delle ricette è una misura relativa.

«Vivere un sogno porta fortuna»

Francesco Renga – Quando trovo te

Altro grande della musica italiana, sicuramente avvezzo alle atmosfere del festival. Sembra leggermente sottotono questa canzone, rispetto a quelle delle precedenze esperienze sanremesi di Renga. Il ritornello però è orecchiabile, ci penserà forse la radio?

«Questa volta ho come l’impressione / che la speranza abbia cambiato umore»

Fulminacci – Santa Marinella

Per me era quello più atteso tra i “big” in gara. La canzone è una proposta d’amore appassionata, sullo sfondo della città eterna. La giovane voglia di lasciarsi andare all’amore, fa sognare ad occhi aperti. Tema inflazionato, direte voi. Ci sta, ma comunque trattato in modo originale. Questo fa la differenza.

«Quindi stanotte abbracciami alle spalle / fammi addrizzare i peli sulla pelle / prendiamoci una scusa sotto casa / e poi portiamocela su»

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Gaia – Cuore amaro

Una delle poche di questa edizione che fa venire voglia di ballare. Il ritmo è coinvolgente, quasi da tormentone estivo (nel senso positivo, nel senso di piacevole compagnia, nel senso di cocktail a bordo piscina). Resta in testa come la salsedine nei capelli.

«Quella che ho / dentro è una notte lontana / quella di chi non sa tornare a casa»

Ghemon – Momento perfetto

Soul e swing. Riscatto e rivincita. Ghemon porta a Sanremo una storia, senza strafare e con sincerità. Il motivetto rimane nella testa, la canzone rimane nel cuore.

«Sono convinto che questa sia / l’ora mia, il momento perfetto per me»

Gio Evan – Arnica

Semplice e dritto al cuore, sia il testo che la musica. Il testo è sicuramente la forza di questa canzone, il testo in cui tutti si possono rivedere (i dolori della vita, gli amori, il riferimento alla famiglia). La domanda è: basta questo per il festival di Sanremo?

«E cerco un posto dove fare il debole / amici buoni per smezzare una tempesta»

Irama – La genesi del tuo colore

La canzone è una botta di grinta che ti rimane anche dopo l’ascolto a Sanremo. Bella l’evoluzione di Irama, si vede e soprattutto si sente che sta crescendo come artista. Solo a me ricorda a tratti Bon Jovi? Chiedo.

«Non sarà la neve / a spezzare un albero»

La rappresentante di lista – Amare

La canzone è una di quelle da cantare a squarciagola in macchina, con i finestrini abbassati e il vento tra i capelli. Uno di quei canti liberatori che fanno bene all’anima. Chapeau.

«Apro gli occhi e vedo l’universo / tra la gente che non crede / che sognarlo era diverso»

Lo stato sociale – Combat pop

Quando sali sul palco più prestigioso della musica italiana, riesci a divertirti e cantare qualcosa con un senso… beh, che vuoi di più dalla vita? Lo stato sociale ne azzecca un’altra con leggerezza e un pizzico di satira di costume che non guasta mai. Riassunto: fa ridere ma fa anche riflettere.

«Ma che senso ha / vestirsi da rock star, / fare canzoni pop / per vendere pubblicità?»

Madame – Voce

Sicuramente la giovane età della cantante è un elemento sorprendente. Specie se, come in questo caso, il talento è inversamente proporzionale agli anni vissuti. Dopo qualche ascolto si prende familiarità con la canzone, e ci si può lasciar andare al ritmo.

«L’ultimo soffio di fiato darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me»

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Malika Ayane – Ti piaci così

Voce elegante ed esibizioni pulite per una canzone che è un inno all’auto-accettazione. Il brano è una sorta di naturale crescendo fino all’esplodere di una voce che fa tutto il lavoro, ma senza forzare troppo. Lo standard sanremese, quello bello.

«Ti desideri / e vuoi scegliere / cosa muovere, quando spingere»

Måneskin – Zitti e buoni

Bastano i primi secondi del brano per essere travolti da una sana dose di rock, con una musica che ti fa muovere la testa a ritmo con la voglia di spararla a massimo volume nelle cuffie. Energia pura. Il testo è un altro gioiellino: identità, autonomia, separazione del gregge.

«Sono fuori di testa ma diverso da loro / e tu sei fuori di testa ma diversa da loro»

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band – Il farmacista

Insomma, che gli vuoi dire? Gazzè è unico nel suo genere, anzi si potrebbe parlare di un genere-Gazzè a sé stante. Un brano apparentemente scanzonato che sicuramente piacerà alle radio nei prossimi mesi. Impossibile staccarlo dalle meravigliose esibizioni/performance che, come solo raramente accade, nel caso specifico non servono a compensare una canzone vuota ma ad iscrivere diversi e ulteriori livelli di significato.

«Stai tranquilla, / una bio-chimica pozione!»

Noemi – Glicine

Leggera e delicata la canzone, potente e inconfondibile la voce. Un connubio perfetto. Una delle poche canzoni ad avermi commosso. Ma lacrime a parte, Noemi è sempre una garanzia.

«Dentro ti amo e fuori tremo / come glicine di notte»

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato

La prima cosa che pensi ascoltandola è “che cos’ha lei al posto delle corde vocali?”. Una voce perfetta, senza nemmeno una sbavatura. Sembrava un po’ fuori luogo in un festival che quest’anno ha un’età media abbastanza bassa. Eppure, con quel ritornello ha insegnato a tutti una bella lezione di canto. Non si può dire di no.

«La senti e già lo sai che brucia dentro / l’amore che mi dai è quello che vorrei»

Random – Torno a te

La canzone ha il sapore del ricordo del primo amore. Forse è inesperienza che un po’ si sente. Forse è un tentativo di farsi spazio in un festival fatto anche di giganti. Ho rimandato la mia idea ad ascolti futuri.

«E ci perdiamo sempre sul più bello / sfiori il mio viso poi fuggi ridendo»

Willie Peyote – Mai dire mai (la locura)

Il più interessante artista di questo Sanremo, a mio avviso. La canzone è tra le più attuali del festival: un ritratto di un’Italia che è una sitcom, “schiava” e affamata di trend e di hype. I riferimenti alla cultura del web fioccano. Willie Peyote è l’artista di cui il pubblico di Sanremo non sapeva di aver bisogno.

«Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype / non si vendono più dischi tanto c’è Spotify»

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Fonte: twitter

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