Afghanistan: uomo omosessuale «stuprato e picchiato» dai talebani dopo un inganno

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Vi abbiamo già parlato del grave problema che stanno vivendo le persone LGBT in Afghanistan dopo l’arrivo dei talebani, e grazie alla testata online ITV ne abbiamo avuto la triste conferma. «Due persone l’hanno stuprato, l’hanno picchiato, e poi hanno chiesto il numero di suo padre per dirgli che suo figlio era gay», riporta la testata, raccontando la realtà che stanno vivendo quelle povere persone senza venir aiutati. Perché in molti paesi essere omosessuale non basta per poter divenire un rifugiato, anche se, essere omosessuale, ti può costare la vita.

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Fonte: web

Con il ritorno al potere dei talebani e soprattutto con la sharia, la legge islamica seguita dai talebani, per gli omosessuali e i transessuali è prevista la pena di morte schiacciati da un muro alto più di 2 metri o lapidati. A riferire ciò è il giudice talebano Gul Rahim al quotidiano tedesco Bild. Per questo, in pericolo non sono solo le donne o i collaboratori della democrazia, ma anche le persone omosessuali. In realtà, però, la situazione delle persone LGBT in Afghanistan prima non era positiva.

Una comunità LGBT non esisteva, le persone venivano uccise ma venivano uccise nel silenzio generale, in modo da non fare scandalo e quindi non dover dar conto a nessuno.. Quello che cambierà adesso con i talebani è che saranno uccise in piazza, davanti a tutti, come se fosse una punizione, come se fossimo ancora nel Medioevo. Le persone LGBT in Afghanistan vanno aiutate adesso, come andavano aiutate anche prima e come andranno aiutate anche nel futuro.

Le persone, tutte le persone, in Afghanistan vanno aiutate. Non solo i bambini, non solo le donne, non solo i collaboratori. Se si arriva a pensare che attaccarsi a un aereo rischiando di morire (e, alla fine, morire) precipitando pur di non restare sotto la dittatura dei talebani sia normale, c’è un problema di base nella nostra società. Vi ricordiamo che abbiamo scritto un articolo con tutte le associazioni a cui potete donare e anche delle petizioni da firmare. Se potete, donate. Se non potete, almeno firmate.

Afghanistan: talebani stuprano e picchiano un uomo per essere omosessuale

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Fonte: Pinterest

La storia è stata raccontata da Itv e ha come protagonista un uomo che loro chiamano Hanan ma che ovviamente è un nome di fantasia e i talebani che sono gli stessi che hanno detto di essere cambiati e di rispettare le persone. Hanan, che è terrorizzato da quando i talebani sono tornati al potere e a cui era stato promesso di poter uscire tranquillamente dal paese ormai troppo pericoloso per lui, ha parlato per tre settimane con un uomo online, per poi decidere di incontrarlo. Tuttavia, davanti si è trovare due talebani.

Lo hanno stuprato e poi lo hanno picchiato, e lui adesso vive nel silenzio, umiliato e terrorizzato per quel che è successo e per quel che potrebbe succedere. Artemis Akbary, attivista afghano per i diritti LGBT con sede in Turchia, ha detto che al momento le persone omosessuali sono a rischio più che mai in Afghanistan, e anche se i dittatori sostengono che il regime sarà più indulgente di quello di vent’anni fa, tutto quello che hanno fatto fino ad ora ci testimonia il contrario.

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Fonte: Elle

«Stanno cercando di dire al mondo ‘siamo cambiati e non abbiamo problemi con i diritti delle donne o dei diritti umani’ – ma stanno mentendo. I talebani non sono cambiati, perché la loro ideologia non è cambiata», ha detto l’attivista. L’ideologia di cui parla prevede che l’amore come l’attrazione sessuale sia solo per persone dello stesso sesso e che gli omosessuali sono punibili con la morte. Il caso di Hanan, secondo Artemis, non sarà l’ultimo, soprattutto perché adesso il regime ha accesso ai social media.

Ha spiegato che «creeranno un profilo e inganneranno le persone LGBT+ fingendo di essere membri della comunità. I miei amici in Afghanistan hanno paura, non sanno cosa gli accadrà in futuro, quindi stanno solo cercando di nascondersi». Sebbene l’Afghanistan fosse già pericoloso per le persone LGBT, con l’arrivo dei talebani le cose possono solo peggiorare. Artemis ha anche esortato le persone afghane bloccate nel paese ad ascoltare Radio Ranginkaman – un progetto audio che dà voce a un gruppo di persone costrette al silenzio.

Intanto vi chiediamo di firmare questa petizione per «garantire corridoi umanitari e l’asilo alle persone LGBTIQ+ e alle donne afghane. Servono vie d’accesso sicure, legali, trasparenti attraverso cui evacuare più persone possibile». La petizione è indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, al Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio, alla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

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